L’implantologia e la compatibilità con le malattie autoimmuni

L’implantologia dentale rappresenta oggi una delle soluzioni più efficaci e durature per la sostituzione dei denti mancanti. Tuttavia, molte persone affette da malattie autoimmuni si chiedono se sia possibile sottoporsi a questo tipo di trattamento in sicurezza. In questo articolo analizzeremo il rapporto tra implantologia dentale e patologie autoimmuni, chiarendo rischi, benefici e criteri di valutazione clinica.

Cosa sono le malattie autoimmuni

Le malattie autoimmuni sono condizioni in cui il sistema immunitario attacca erroneamente i tessuti sani dell’organismo. Tra le più comuni troviamo:

  • Artrite reumatoide

  • Lupus eritematoso sistemico

  • Sclerosi multipla

  • Tiroidite di Hashimoto

  • Morbo di Crohn

Queste patologie possono influenzare i processi di guarigione, l’infiammazione e la risposta ai materiali implantari, rendendo necessaria una valutazione più approfondita prima di un intervento di implantologia.

Cos’è l’implantologia dentale

L’implantologia dentale è una procedura chirurgica che prevede l’inserimento di una vite in titanio nell’osso mascellare o mandibolare, sulla quale viene poi fissata una protesi dentale. Il successo dell’intervento dipende in gran parte dal processo di osteointegrazione, ovvero la fusione biologica tra osso e impianto.

Malattie autoimmuni e implantologia: è possibile?

La presenza di una malattia autoimmune non rappresenta automaticamente una controindicazione assoluta all’implantologia dentale. Tuttavia, esistono alcuni fattori critici da considerare:

1. Stato della malattia

Una patologia autoimmune ben controllata e in fase stabile offre maggiori probabilità di successo implantare rispetto a una fase attiva o infiammatoria.

2. Terapie farmacologiche

Molti pazienti assumono farmaci immunosoppressori o corticosteroidi, che possono rallentare la guarigione e aumentare il rischio di infezioni. È fondamentale valutare dosaggi e durata delle terapie.

3. Qualità e quantità dell’osso

Alcune malattie autoimmuni possono compromettere la densità ossea, rendendo necessario un approccio personalizzato, come l’uso di impianti specifici o procedure di rigenerazione ossea.

Materiali implantari e biocompatibilità

Il titanio è il materiale più utilizzato in implantologia grazie alla sua elevata biocompatibilità. In casi selezionati, soprattutto in pazienti con sensibilità particolari, possono essere valutati impianti in zirconia, noti per la loro inerzia biologica e l’ottima integrazione nei tessuti.

Rischi e complicanze possibili

Nei pazienti con malattie autoimmuni, i rischi principali includono:

  • Ritardo nell’osteointegrazione

  • Maggiore predisposizione a infezioni peri-implantari

  • Aumento del rischio di fallimento implantare

Per questo motivo è essenziale un piano di trattamento personalizzato, basato su un’accurata anamnesi medica e su una collaborazione multidisciplinare tra dentista e medico curante.

L’importanza della valutazione specialistica

Prima di procedere con un impianto dentale, il paziente con malattia autoimmune dovrebbe sottoporsi a:

  • Visita implantologica approfondita

  • Analisi radiologiche (TAC Cone Beam)

  • Valutazione dello stato di salute generale

  • Eventuale consulto con reumatologo o immunologo

Solo così è possibile ridurre i rischi e aumentare le probabilità di successo a lungo termine.

Conclusione

L’implantologia dentale nei pazienti con malattie autoimmuni è possibile, ma richiede attenzione, esperienza e un approccio personalizzato. Grazie ai progressi della medicina e dell’odontoiatria, oggi molti pazienti affetti da queste patologie possono tornare a sorridere in sicurezza.

Il consiglio finale è di affidarsi sempre a uno studio odontoiatrico specializzato in implantologia avanzata. Il  Centro odontoiatrico Dott. Enrico Trova

è in grado di valutare ogni caso in modo completo e responsabile.